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Thursday, August 28, 2008

Thursday, August 28, 2008 12:05 am by M. in , ,    2 comments
A most unexpected production of Bernard de Zogheb's 1968 comic opera Le Sorelle Brontë seems to be on track.

We read on La Biennale di Venezia's website:
Teatro Giovanni Poli Santa Marta
12 > 17 novembre (10.00 > 13.00 – 14.00 > 19.00)
Anoleri, Bladimeri, Tra la là.

Viaggio nella lingua franca del Mediterraneo.
ispirato a Le sorelle Brontë, libretto di Bernard de Zogheb
laboratorio teatrale rivolto a n. 8 allievi attori e n. 8 cantanti d’opera

a cura di Davide Livermore e Stefano Valanzuolo

con la partecipazione di Peppe Barra (attore), Alfonso Antoniozzi (cantante), Andrea Chenna (musicista), Piermario Vescovo,Massimo Carlotto

produzione Associazione Baretti, Fondazione Teatro Stabile di Torino, Fondazione Teatro Regio di Torino
17 novembre ore 17.00

incontro con i curatori e presentazione pubblica del laboratorio
ingresso libero su prenotazione obbligatoria (fino a esaurimento posti disponibili)
Attorno all’opera in quattro atti Le sorelle Brontë, capolavoro comico scritto in italiano “maccheronico” dell’”ultimo intellettuale cosmopolita” d’Alessandria d’Egitto, il siro-libanese Bernard de Zogheb (1924-1999), si costituisce un originale laboratorio che ha per tema proprio il meticciato linguistico caratteristico delle lingue franche.
Il Maghreb, Algeri, Alessandria d’Egitto, Il Cairo, Napoli, Creta, Malta, Tripoli, Costantinopoli, Palermo, Aleppo, Beirut, Spalato, Genova, Venezia, Barcellona per secoli hanno veicolato la circolazione e lo scambio culturale tra le civiltà del mediterraneo. La lingua del camerieri di Alessandria d’Egitto usata da Bernard de Zogheb nelle sue opere è l’esempio più vicino a noi di quella contaminazione linguistica, testimonianza di millenari incroci culturali sul Mare Nostrum, chiamata lingua franca. Nata sulle sponde settentrionali dell’Africa e impiegata dai musulmani per comunicare con gli europei, o più in generale, con l’Occidente, la lingua franca, in quanto lingua “di servizio”, è semplificata e mista, lingua del libero scambio.
Nato dunque in nome dello “scambio” linguistico e disciplinare, il laboratorio, rivolto a giovani attori e/o cantanti d’opera, si propone l’elaborazione di un linguaggio musical-teatrale che, avendo come fantasma formale il processo di sviluppo linguistico originato dall’incrocio di culture nei porti del mediterraneo (dall’epoca delle crociate al XIX secolo), contribuisca a formare un gruppo di artisti capaci di ricreare quell’ambiente alessandrino interculturale - celebrato da de Zogheb ne Le sorelle Brontë - in cui confluiscono e si mescolano il café chantant, il melodramma italiano, il grand opéra francese, la zarzuela, il recitar cantando secentesco e, quindi, la rivista italiana, la danza del ventre e l’avanspettacolo, fino agli intermezzi buffi.
L’obiettivo del laboratorio è quello di gettare le basi per l’allestimento teatrale de Le sorelle Brontë, su libretto di Bernard de Zogheb, nel corso della stagione 2009, in occasione del 40. Festival Internazionale del Teatro.
Uno spettacolo mirato a ricreare, in modo attualizzato e sorprendente, le atmosfere del vaudeville, amplificazione deformata di suoni idiomi e voci della città. La forma del vaudeville, in questo caso specifico, veicola la ricerca interdisciplinare, linguistica e musicale, del laboratorio: la tecnica vocale dei cantanti d’opera trova una nuova estetica aderendo alle melodie suggerite da de Zogheb e ricreando i sapori della cultura levantina di cui Alessandria d’Egitto, fino agli anni 40 del ‘900, rimane ultimo grande esempio tra le metropoli del Mediterraneo.
Ideato dal musicologo Stefano Valanzuolo e dal regista Davide Livermore, il laboratorio si avvale inoltre della collaborazione di un attore celebre come Peppe Barra, di un cantante brillante ed esperto come Alfonso Antoniozzi, di uno studioso e drammaturgo attento come Piermario Vescovo.
Google Translation ->
Giovanni Poli Theater Santa Marta
12> November 17 (10.00> 13.00 - 14.00> 19.00)
Anoleri, Bladimeri

Travel in the lingua franca of the Mediterranean.
inspired by Brontë sisters, libretto by Bernard de Zogheb
laboratory aimed at theatrical 8 students actors and 8 opera singers

edited by David Livermore and Stefano Valanzuolo

with the participation of Peppe Barra (actor), Alfonso Antoniozzi (singer), Andrea Chenna (musician), Piermario Bishop, Massimo Carlotto

Production Association Baretti, Fondazione Teatro Stabile di Torino, Fondazione Teatro Regio in Turin

November 17 17.00

meeting with curators and public presentation of the laboratory
Free admission on reservations required (up to exhaustion available seats)
Around at work in four acts The sisters Brontë, comic masterpiece written in English "maccheronico" dell ' "ultimate cosmopolitan intellectual" in Alexandria, Egypt, the Syrian-Lebanese Bernard de Zogheb (1924-1999), is an original workshop whose theme is precisely the characteristic of hybridisation language lingua francas.
The Maghreb, Algiers, Alexandria, Cairo, Naples, Crete, Malta, Tripoli, Constantinople, Palermo, Aleppo, Beirut, Split, Genoa, Venice, Barcelona for centuries have conveyed the movement and cultural exchange among civilizations, Mediterranean. The language of waiters of Alexandria used by Bernard de Zogheb in his works is the closest example to us than linguistic contamination, evidence of a thousand years old cultural crossroads on the Mare Nostrum, called lingua franca. Born on the northern shores of Africa and used by Muslims to communicate with the Europeans, or more generally, with the West, the lingua franca, as language "service", is simplified and mixed language of free trade.
Born therefore in the name of "exchange" language and discipline, the laboratory, aimed at young players and / or opera singers, proposes the development of a musical-theatrical language that, having ghost as the formal process of language development originated from cultures in the Mediterranean ports (of the Crusades since the nineteenth century), to contribute to forming a group of artists capable of recreating that environment Alexandria intercultural - celebrated by de Zogheb ne The Brontë sisters - in which converge and mix the café chantant, melodrama Italian, French grand opéra, the Zarzuela, recitar cantando secentesco and, therefore, the Italian magazine, belly dance el'avanspettacolo, until the intermezzi buffi.
The objective of the workshop is to lay the foundations for the development of Le theatrical Brontë sisters, with a libretto by Bernard de Zogheb, during the 2009 season, during the 40. International Theatre Festival.
One show targeted to recreate, so discounted and surprising, the atmosphere of vaudeville, distorted sound amplification languages and voices of the city. The form of vaudeville, in this case, conveys interdisciplinary research, linguistic and musical, laboratory: the technique voice of opera singers find a new aesthetic adhering to the melodies suggested by de Zogheb and recreating the flavors of culture referred levantina Alexandria, Egypt, up to 40 years of'900, remains last great example between the Mediterranean metropolis.
Designed by Stefano Valanzuolo musicologist and director David Livermore, the lab also makes use of collaboration of a famous actor as Peppe Barra, a brilliant singer and experienced as Alfonso Antoniozzi, a scholar and playwright careful as Piermario Bishop.
On the Teatro Stabile di Torino website more details can be found: the tentative premiere of the piece it is scheduled for February 2009 and it will be produced by “La Biennale di Venezia - Sezione Teatro” with the Fondazione del Teatro Stabile di Torino, the Teatro Regio, the Associazione Baretti and the Festival di Ravello.

More information about Zogheb's piece can be read in Rediscovering Le Sorelle Brontë by Maddalena De Leo, Brontë Studies, Volume 27, November 2002, p. 241-246.

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Friday, February 20, 2009

Friday, February 20, 2009 7:31 pm by M. in ,    No comments
La Stampa interviews Davide Livermore, director of Le Sorelle Brontë, the stage production of the opera buffa by Bernard de Zogheb at the Biennale di Venezia. The interview reveals that Livermore's approach highlights the more controversial and sensationalistic aspects of the original piece. The pictures are courtesy of the Press & Communication Office of La Biennale:

Le Sorelle Brontë. Charlotte autrice di Jane Eyre; Emily, autrice di Cime tempestose; Anne, la sorella minore, autrice di Agnes Grey. Si può raccontare la storia anche lacrimosa delle tre scrittrici vittoriane virata al ridicolo? Occorre unire la perfidia e la svagatezza di certe dame di Paolo Poli, al gusto baraccone delle ballerinazze dei Trockadero o delle sante della compagnia D'Origlia Palmi, aggiungere la parodia sapida del Quartetto Cetra (per chi se lo ricorda) quando nella Biblioteca di Studio Uno raccontavano a modo loro un classico. Da Tosca («Stasera mi butto») al Conte di Montecristo («Faria la O»). Davide Livermore, regista, cantante, attore, lo racconta in maniera più seria questo spettacolo, di cui è regista e interprete, che il 20 febbraio a Venezia inaugura la Biennale Teatro per poi partire in tour fra Torino (Teatro Baretti il 5 e 6 marzo), Alessandria e al Festival di Portici.

Che cos'è questo Sorelle Brontë?
«È un'opera buffa da casa. Scritta nel 1964 da Bernard De Zogheb, intellettuale vissuto ad Alessandria d'Egitto fra l'inizio del ’900 e gli Anni 80 in un irripetibile clima colto e cosmopolita. Realizzata ad uso e consumo suo e dei suoi amici che si riunivano la sera nel suo salotto. Racconta la vita delle tre sorelle Brontë che viene presa, fatta a pezzi, estremizzata, messa in ridicolo, piena di doppi sensi e allusioni sessuali. Certe situazioni come l'amore fra Emilia e il fratello Branwell, sono state amplificate in maniera grottesca. I tre caratteri si possono sintetizzare così: Carlotta è la ladra, Anna la suora, Emilia l'incestuosa».

Lei in scena cosa c'entra con le sorelle Brontë?
«Alfonso Antoniozzi, baritono, ed io recitiamo e cantiamo en travesti. Lui fa Carlotta. Io faccio Emilia».

E Anna?
«Anna, nella nostra finzione, è stata colpita da un ictus e non canta. La sua parte la eseguono dieci badanti».

Dieci badanti?
«Ambientiamo Le sorelle Brontë in una casa di riposo. Le badanti sono scelte dal corso per cantanti d'opera che dirigo alla scuola dello Stabile di Torino. Tutta la vicenda è cantata su musiche di canzoni famose con un testo parodistico, proprio come faceva il "Quartetto Cetra" nella "Bilioteca di Studio Uno". De Zogheb ha scritto il libretto e fianco a questo libretto ha segnalato la canzone di riferimento. Musiche molto conosciute tipo Amado Mio o Le foglie morte».

Chissà che fatica tradurre tutto.
«Non è stato tradotto nulla. Perché De Zogheb scriveva in lingua franca, cioè quell'idioma nato nei porti del Mediterraneo e formato da tutte le lingue parlate nei paesi che si affacciano sul mare. Storicamente è stato utilizzato anche da Goldoni o Gozzi. Per esempio in certi passaggi dell'Impresario delle Smirne, Alì il turco parla in lingua franca. Ci sono anche termini arabi perché De Zogheb scriveva ad Alessandria d'Egitto. Il gioco era questo: “Troviamoci questa sera da Bernard e facciamo l'opera”. Così per facilitare il gioco lui aveva scritto questo testo. Che poteva essere cantato anche senza accompagnamento».

Come è nata l'idea di mettere in scena Le Sorelle Brontë?
«Il testo me lo aveva suggerito Carlo Mayer. Ma non è stato facile ritrovarlo perché lo aveva pubblicato Adelphi nel 1964 ed era andato esaurito. Abbiamo trovato una vecchia copia di seconda mano su Amazon. Ci siamo trovati di fronte ad alcune canzoni oggi non più riconoscibili. Così Andrea Chenna, che ha curato la ricerca musicale, ha dovuto sostituire alcune melodie ormai dimenticate con alcuni pezzi d'opera, per esempio il concertato del Rigoletto o del Barbiere di Siviglia».

Una bella compilation.
«Ci sono anche Funiculì funiculà, Valencia, l'inno irlandese (cantato in polifonia, serve per celebrare la britannicità della famiglia Brontë), Rosamunda l'inno dei marines, Na sera ’e maggio, Arrivederci Roma». (Sergio Trombetta) (Google translation)

Opera-Oggi has more information:
Nella serata di domani il Festival apre i battenti contemporaneamente a Venezia e Mestre con due spettacoli: un singolare esperimento tra il vaudeville e l’operetta di Bernard de Zogheb, ‘Le sorelle Bronte’ (Teatro Goldoni di Venezia, ore 20.30), di cui gli ideatori Stefano Valanzuolo e Davide Livermore avevano dato un saggio nel corso del Laboratorio Internazionale del Teatro, e la libera versione di un classico goldoniano, ‘Argelino servidor de dos amos’, in cui lo ‘zanni’ diventa un immigrato magrebino, realizzato da una delle formazioni teatrali protagoniste della nuova scena spagnola, la compagnia Animalario diretta da Andre’s Lima (Teatro Toniolo di Mestre, ore 20.30). “La vita puo’ essere un viaggio, un transito. Una chiatta piena di esseri umani, nel mare, alla merce’ delle onde - scrive il regista Andre’s Lima. Puo’ essere che in questa chiatta tutti ricerchiamo la felicita’. Solo i rapporti di dominio che alcuni esseri umani impongono ad altri rendono il viaggio amaro. E la fame. La commedia ‘Argelino servidor de dos amos’ trae origine da questa tragedia. Nasce dalla lotta di classe, dalla lotta tra sessi diversi, dalla lotta per trovare lavoro, per incontrare un compagno o una compagna, per mangiare per sopravvivere. E’ attuale? Puo’ essere che lo sia. Potete dare un’occhiata al giornale di oggi”. Come l’Arlecchino nostro contemporaneo, anche ‘Le sorelle Bronte’ nascono sulle sponde mediterranee. Scritto in lingua franca, un esperanto commerciale in uso nei porti del Mediterraneo e sopravvissuto fino alla meta’ del secolo scorso, soprattutto nell’ambiente cosmopolita di Alessandria d’Egitto di Bernard de Zogheb, ‘Le sorelle Bronte’ colloca nella nebbiosa brughiera dello Yorkshire le stravaganti peripezie delle tre note scrittrici inglesi. In una girandola di travestimenti musicali - che confondono colto e popolare, kitsch e sublime - ma anche squisitamente letterari e teatrali, si rivelano il comico ed il grottesco di un’opera ‘di frontiera’, a cavallo tra musical, varieta’ ed opera lirica. (AGI) (Google translation)
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12:05 am by M. in ,    No comments
As we have been announcing, today, February 20, is the premiere of the resurrected comic opera/vaudeville Le Sorelle Brontë by Bernard de Zogheb at the Biennale di Venezia:
Le sorelle Brontë

Teatro Goldoni

Friday 20 February 20.30
Saturday 21 February 18.00

Libretto by Bernard de Zogheb
Book by Stefano Valanzuolo

Direction by Davide Livermore

Musical research, adaptation and orquestrations by Andrea Chenna

With Alfonso Antoniozzi (Carlotta Brontë; Currer Bell), Davide Livermore (Emiglia Brontë)
Ekaterine Bugianishvili (prima voce di Anna Brontë; una badante), Perrine Madoeuf (seconda voce di Anna Brontë; una badante), Cristina Alberto (terza voce di Anna Brontë; una badante)
Angela Nisi (Tabby, la loro cuoka; Thackeray, uno scrivaturo famoso), Inna Savchenko (Bridzitt, la loro cameriera; MacMillione, un editore havaro et rikko), Maryse Pires da Silva (Branwell Brontë, il fratello vergognoso delle tre sorelle), Oxana Mochenets (il signor Hegez, proprietario di un hotel di Brussella), Anna Bessi (Dickens, uno scrivaturo famoso; una badante), Mara Bezzi (Nicolls, uno che ama Carlotta), Giulia Alberti (un prete; una badante che porta valiggi)
musicisti Angelo Conto, Diego Mingolla

Musical Director: Andrea Chenna
Scenery: Barbara Delle Vedove
Costumes: Clara Mennonna
Lights: Nicolas Bovey
Production: La Biennale di Venezia, Teatro Regionale Alessandrino, Moz-Art Box Portici, Associazione Baretti with the collaboration of the Fondazione del Teatro Stabile di Torino

Felicemente proiettato nella dimensione, non priva di snobismo, del divertissement domestico, Le sorelle Brontë può essere visto quasi come un vaudeville, alla cui esplicita inattualità contribuiscono la scelta del soggetto, l’epoca stessa di produzione e il fatto di essere scritto in lingua franca, ossia in quella sorta di esperanto commerciale in uso presso i porti del Mediterraneo sin dall’epoca delle Crociate e sopravvissuto, fino alla metà del secolo scorso, soprattutto nell’ambiente cosmopolita di Alessandria d’Egitto. Da questa città, appunto, proviene Bernard de Zogheb, personaggio alquanto misterioso che, nel 1964, consegna alle stampe il libretto per un’opera musicale che, tuttavia, non verrà mai rappresentata in pubblico: Le sorelle Brontë. La storia, concepita al sole del Mediterraneo, si svolge nella nebbiosa brughiera inglese e narra la peripezia di tre note sorelle scrittrici, dalla vita un po’ grama. Un’ambientazione, come si vede, lontanissima dalla realtà dell’autore, straniante al pari del linguaggio preso in considerazione. Tutto contribuisce a tenere il prodotto sul filo dell’ironia sottile: è lo stesso de Zogheb a indicare i mille riferimenti musicali che debbano accompagnare la scena, confondendo per scelta colto e popolare, kitsch e sublime.
L’effetto finale, come già detto, rimanda all’operetta o al vaudeville. Ma a buona parte del pubblico italiano verrà in mente il gioco musical teatrale sviluppato, più o meno negli anni in cui de Zogheb scriveva il suo libretto, dal Quartetto Cetra in tv. Come nelle celebri parodie dei classici della letteratura messi in scena dal popolare quartetto – dal Conte di Montecristo ai Tre moschettieri - le canzoni hanno il compito ora di alludere, ora di ricreare un’atmosfera, altre volte di porsi anche solo come tappeto ritmico sul quale prenda forma, non senza qualche eccesso parodistico, la demenziale epopea delle Sorelle Brontë. In una girandola di travestimenti musicali, letterari e teatrali, si rivelano il comico e il grottesco di un’opera restituita, dopo quasi mezzo secolo, finalmente alle scene.
Lo spettacolo presentato alla Biennale nasce dal seminario per cantanti e attori condotto da Stefano Valanzuolo e Davide Livermore nel novembre scorso, nell’ambito del Laboratorio Internazionale del Teatro.
A diary of the previous Laboratorio Internazionale del Teatro's workshop around this curious opera can be found here.

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Monday, November 23, 2009

Monday, November 23, 2009 12:02 am by M. in , ,    No comments
1. In Valenza, Italy, a new chance to see the 2009 production of Bernard de Zogheb's Le Sorelle Brontë, first premiered in Venezia:
Le Sorelle Bronte
Teatro Sociale Valenza
24 nov ore 20:45

Libretto: Bernard de Zogheb
Ricostruzione della partitura musicale: Andrea Chenna
Maestro concertatore: Andrea Chenna
Drammaturgia: Stefano Valanzuolo
Regia: Davide Livermore
Produzione: La Biennale di Venezia,Teatro Regionale Alessandrino, Moz-Art Box Portici, Associazione Baretti, in collaborazione con la Fondazione del Teatro Stabile di Torino

Le sorelle Brontë è il libretto di un'opera comica che fino a oggi è stata eseguita soltanto in privato nel 1964, da amici dell'autore.
Il libretto attinge all’antica lingua franca dei porti del Mediterraneo, lingua che per oltre mille anni è stata fondamentale per il commercio e le culture. In questa lingua, Bernard de Zogheb ha raccontato ancora una volta la storia delle sorelle Brontë, donando al plot narrativo una dimensione del tutto nuova.
Un cocktail di colto e popolare, di kitsch e sublime, straordinariamente attuale: Le sorelle Brontë è una sorta di helzapoppin in salsa mediterranea, un vaudeville da ventunesimo secolo. (Bing translation)
On AgenFax we read more details:
In questa lingua, l’autore ha raccontato la storia delle sorelle Brontë, donando al plot narrativo una dimensione del tutto nuova, in bilico tra vaudeville, cabaret e operetta. La vicenda procede tra momenti allegri e giocosi, ma offre anche spunti di riflessione e di satira di costume su temi attuali. Ne scaturisce un musical tutto da ridere, una sorta di rivisitazione alla Paolo Poli; la biografia delle tre ardenti sorelle scrittrici, prende le mosse dal seguente pretesto: all'interno della clinica e casa di riposo per artisti “CIME TEMPESTOSE", gremita di infermiere e badanti d'ogni parte d'Europa (ma soprattutto dell'Est), la madre superiora impone che si rappresenti la dimenticabile pièce in lingua franca Le sorelle Brontë, già cavallo di battaglia di un'anziana ospite, chiamata la "Signora". Il tutto per compiacere i parenti dell’ex attrice, principali sostenitori della struttura. Ed ecco che, la sgangherata compagnia composta da vecchi e malmessi ospiti della casa, da un multietnico staff di badanti, da una suora e da un infermiere, propone il risultato dei loro comici sforzi… Perspicaci le stoccate alle suore tiranne delle case di riposo e alla tratta delle badanti dell’est Europa. La commedia non vuole essere propriamente una ricostruzione della vita delle tre scrittrici, ma piuttosto una riflessione condita di ironia su alcuni temi dettati dalla loro singolare esistenza. In scena i protagonisti - scapigliati e divertenti - cantano, ballano, recitano, tutto sul filo di un’ironia sottile, in bilico tra colto e popolare, kitsch e sublime. Il libretto è di Bernard de Zogheb, la drammaturgia di Stefano Valanzuolo, la regia di Davide Livermore, le ricerche musicali, la scrittura e l’orchestrazione di Andrea Chenna, anche maestro concertatore. In scena - in questa performance corale - complessivamente 12 interpreti e 2 musicisti, Angelo Conto e Diego Mingolla. Le scene sono di Barbara Delle Vedove, i costumi di Clara Mennonna, le luci di Nicolas Bovey. (Google translation)
2. In Köln (Cologne), Germany. An exhibition by the painter Ekkhard Drefke contains a painting (Der Konflikt) directly inspired by Jacques Rivette's 1985 film Hurlevent. It belongs to his series Scène Noires.
Ekkehard Drefke
Rotunde der Bundesfinanzakademie, Köln.
Until December 11
Monday to Friday (9am to 7pm)
From the Kölner Stadt-Anzeiger:
Um zum Beispiel die starken Spannungen zwischen den Personen in dem Ölgemälde mit dem Titel „Der Konflikt“ zu erspüren, muss der Betrachter nicht unbedingt wissen, dass Drefke sich hier mit dem Film „Sturmhöhe“ des französischen Filmregisseurs Jacques Rivette beschäftigt hat - einem jener Werke der „Nouvelle Vague“, die Drefke in weiteren ausgestellten Gemälden als Serie „Scène noire“ malerisch umgesetzt hat. (Susanne Neumann) (Google translation)
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Thursday, March 05, 2009

Thursday, March 05, 2009 12:01 am by M. in , ,    No comments
Bernard de Zogheb's Le Sorelle Brontë is now being performed at the Cineteatro Baretti (White Cube) in Torino:
Le Sorelle Brontë
5 - 6 marzo 2009

libretto Bernard de Zogheb
Drammaturgia Stefano Valanzuolo
Ricostruzione della partitura musicale e Maestro concertatore Andrea Chenna
Regia Davide Livermore

con:
tre sorelle giovanissimi et bellissimi:
Alfonso Antoniozzi - Carlotta Brontë (Currer Bell)
Davide Livermore - Emiglia Brontë
Ekaterine Bugianishvili - prima voce di Anna Brontë; una badante
Perrine Madoeuf - seconda voce di Anna Brontë; una badante
Cristina Alberto - terza voce di Anna Brontë; una badante

Angela Nisi - Tabby, la loro cuoka; Thackeray, uno scrivaturo famoso
Inna Savchenko - Bridzitt, la loro cameriera; MacMillione, un editore havaro et rikko;
Maryse Pires da Silva - Branwell Brontë, il fratello vergognoso delle tre sorelle
Oxana Mochenets - il signor Hegez, proprietario di un hotel di Brussella
Anna Bessi - Dickens, uno scrivaturo famoso; una badante
Mara Bezzi - Nicolls, uno che ama Carlotta
Giulia Alberti - un prete; una badante che porta valiggi
Francesca Rota - Suor Perfida
Gualtiero Ristori - Attilio il burlone
Angelo Conto, Diego Mingolla - musici

Scene Barbara delle Vedove
Costumi Clara Mennonna
Luci Nicolas Bovey
Assistente alle scene Massimiliano Ciammaichella
Assistenti alla regia Francesca Rota, Gualtiero Ristori

Si ringraziano per i costumi la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e la Fondazione del Teatro Regio di Torino

Produzione La Biennale di Venezia Teatro, Teatro Regionale Alessandrino,
Moz-Art Box Portici, Associazione Baretti
in collaborazione con la Fondazione Teatro Stabile di Torino
EDIT (07/03/09):

Drammaturgia reviews the production:
[I]l primo spettacolo della rassegna veneziana è stato lo sperimentale Le sorelle Brontë, sul libretto scritto nel 1964 dell’egiziano Bernard de Zogheb (e pubblicato da Adelphi), nato da uno studio espressivo sulla “lingua franca”. Nelle mani degli adattatori Stefano Valanzuolo e Davide Livermore, che firma anche la regia, si è assistito ad un divertente e trasgressivo vaudeville senza trama, basato sulle ipotetiche vicende delle tre sorelle scrittrici e, soprattutto, sul puro gioco parodistico-demenziale, ottenuto impastando dialoghi e canzonette, tratte da motivi in voga, per lo più indicati dallo stesso autore. Lo interpretano en travesti Alfonso Antoniozzi, Davide Livermore e una schiera di dieci cantanti liriche italiane e straniere, che interpretano ora l’insieme corale, ora una comunità di badanti autoctone e extracomunitarie, ora suorine e presenze di varia umanità, ora personaggi maschili che incrociano le Brontë. L’esito davvero apprezzabile intreccia divertissement, gusto kitsch, satira popolare con immersione nella cronaca e nell’attualità, indicando una traccia professionistica da sostenere verso l’interferenza di canto, recitazione e danza. (Carmelo Alberti) (Google translation)
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Thursday, February 26, 2009

Thursday, February 26, 2009 4:26 pm by M. in ,    No comments
Non Solo Cinema reviews the production of the comic opera Le Sorelle Brontë by Bernard de Zogheb at the Biennale di Venezia:
(Pictures Source)
Lo spettacolo di Davide Livermore, con la collaborazione drammaturgica di Stefano Valanzuolo, ripercorre in modo divertente il libretto, ma non rende appieno la componente linguistica che si percepisce solamente con intercalari e cadenze delle badanti che si occupano delle tre sorelle. Sarebbe stata utile la presenza dei sopratitoli o fornire una spiegazione del lavoro di adattamento. La vicenda, assolutamente demenziale, procede bene tra costruzioni musicali che richiamano generi completamente diversi tra loro, e momenti allegri e giocosi, come non mancano spunti di riflessione e di satira di costume anche su temi attuali. Perspicaci le stoccate alle suore tiranne delle case di riposo, o alla tratta delle badanti dell’est Europa, così come è spiritosa la chiacchierata tra Emiglia e Dio. Molto meno risulta l’infelice richiamo ad una realtà attuale e problematica come la fine della vita, troppo seria per essere usata a misero espediente di richiamo. Una caduta di stile che lo spettacolo tuttavia regge perché la storia è portata avanti dai bravi attori-cantanti, capitanati da uno spiritoso e disinvolto Alfonso Antoniozzi nei panni di Carlotta, la perfida delle tre sorelle. (Sebastiano Bollato) (Google translation)
Another review can be found on Cazzeggi litterari :
Dal solo titolo, tuttavia, pochi avrebbero potuto sospettare che si trattava, in realtà, di un musical e per giunta tutto da ridere. È una sorta di rivisitazione alla Paolo Poli della biografia delle ardenti sorelle scrittrici, a partire dal seguente pretesto: all'interno della clinica e casa di riposo per artisti "CIME TEMPESTOSE", gremita di infermiere e badanti d'ogni parte d'Europa (ma soprattutto dell'Est), la madre superiora impone che si rappresenti la dimenticabile pièce in lingua franca "Le sorelle Brontë", già cavallo di battaglia di un'anziana ospite, la "Signora". Il tutto per compiacere, appunto, i parenti della catalettica ex attrice, principali sostenitori della struttura. Ed ecco che, in un giorno di visite, la sgangherata compagnia composta da vecchi e malmessi ospiti della casa, da un multietnico staff di badanti, da una suora e da un infermiere propone il risultato dei loro comici sforzi: siamo nel salotto di casa Brontë, il capofamiglia è morto lasciando nella disperazione le tre figlie Anna, Carlotta, Emiglia (sic!) ed il fratello etilista Branwell... (Lucio Angelini) (Google translation)
The Festival Internazionale di Teatro's blog also posts a review of the show (with some pictures):
Vaudeville, cabaret, operetta: difficile dare una definizione a Le sorelle Brontë in scena al Teatro Goldoni per la regia di Davide Livermore. Parti recitate si alternano ad altre cantate sulle arie più disparate e note, da Verdi a famosissime canzonette, in una scena semplice che, con pochi elementi, ricostruisce un ospizio di qualche decennio fa. Infermiere e suore di tutte le nazionalità rendono viva e assolutamente plausibile l’astrusa lingua franca in cui è composto il libretto di de Zogheb.
Il gioco musicale è dichiarato fin dalle prime battute, aggiunte al testo originale da Stefano Valanzuolo per creare un’introduzione ed una giustificazione alla messa in scena dell’operetta all’interno della casa di cura – che diviene una recita per i parenti degli anziani ospiti, a tratti fin troppo coerente con questa trovata drammaturgica, con gag un po’ ingenue. Il preambolo è anche occasione per creare, sfruttando la multietnicità del cast, un momento di palese satira sulla condizione dei moltissimi lavoratori extracomunitari nel nostro Paese ai quali decreti-“sicurezza” impediscono diritti umani basilari.
Satira che tornerà con forza nel finale, dove una presa che tiene in vita la moribonda Emilia Brontë viene staccata, richiamando inevitabilmente alla mente recenti fatti di accanimento terapeutico, religioso e mediatico. Carlotta Brontë ridarà vita alla sorella per qualche minuto ancora, riattaccando la spina, ma citando e beffeggiando la recente pubblicità progresso: “il teatro allunga la vita”.
Forse il Consiglio dei Ministri pretende un po’ troppo dal teatro, ma se non allunga la vita, sicuramente uno spettacolo come Le Sorelle Brontë farà passare agli spettatori due piacevoli ore, grazie soprattutto ai mattatori Davide Livermore e Alfonso Antoniozzi, che divertono e si divertono in scena senza mai risparmiarsi. Il resto del cast, interamente femminile e composto dalle giovani allieve della scuola di Alto Perfezionamento dello Stabile di Torino, affronta con bravura e convinzione la versatilità richiesta da una partitura canora così multiforme, senza lasciare in secondo piano la recitazione ed i balletti a cui sono chiamate per questa messa in scena. Il risultato di questo grande impegno è un gioco spassoso, volutamente senza alte pretese, che a volte insiste forse troppo a lungo su alcuni momenti, ma che, nel complesso, apre le porte a un divertismant raro da vedere di questi tempi. (Silvia Gatto) (Google translation)
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Sunday, November 16, 2008

Sunday, November 16, 2008 12:05 am by M. in , , , ,    No comments
A couple of Brontë alerts for the ensuing days:

1. Today, November 16, at the COMICA 2008, London International Comics Festival:
Conversations:
Turning Classics Into Comics

William Shakespeare, Charlotte Bronte, Charles Dickens and Oscar Wilde are getting visual makeovers as graphic novels. How does prose transfer to panels? What is lost, and found, in translation?
Adaptors Richard Appignanesi and Ian Edgington talk with their visualisers Mustashrik (Julius Caesar), Chie Kutsuwada (As You Like It) and Ian Culbard (Picture of Dorian Gray), and writer Jason Cobley, illustrators John M. Burns (in the picture) and Mike Collins reveal how they adapted Frankenstein, Jane Eyre and A Christmas Carol.

Supported by Classical Comics, SelfMadeHero & Letraset
Tickets: Each talk - £6, £5 concs, £4 members
Tickets: All three of today's talks - £15, £12 concs, £9 members
Where: Nash & Brandon Rooms, ICA
When: Sunday, 16 November,
6pm to 7.30pm
2. As we informed previously, tomorrow (November 17), the Biennale Teatro di Venezia is hosting a curious initiative trying to revive Bernard de Zogheb's (in the picture) 1968 comic opera Le Sorelle Brontë. The so-called Laboratorio Internazionale del Teatro is working in this project since last November 12, but tomorrow the public presentation will take place. Check this previous post for all the details. Venezia.net has some new information:
(Google translation)
Tra lunedì 17 e giovedì 20 novembre, si attiveranno tre laboratori, complementare gli uni con gli altri poiché tutti hanno come tema portante il Mediterraneo. Inoltre biosogna tener da conto anche che il giorno diciotto vi saranno due proiezioni al Giorgione del filmato L’ultimo Pulcinella, di Scaparro, che ha come protagonista Massimo Ranieri, odierno vincitore del Premio De Sica al Quirinale.
Ieri è arrivato in Laguna per l’occasione Edoardo Bennato. Il rocker partenepeo è uno degli artefici del seminario musicale avente come tema Le sorelle Bronte, capolavoro comico scritto in italiano “maccheronico” dall’”ultimo intellettuale cosmopolita” d’Alessandria d’Egitto, il siro-libanese Bernard de Zogheb. L’opera verrà messa in scena dal regista Davide Livermore e dal musicologo Stefano Valanzuolo. Obiettivo del laboratorio è l’elaborazione di un linguaggio musical-teatrale che contribuisca a formare un gruppo di artisti capaci di ricreare quell’ambiente alessandrino interculturale - celebrato da de Zogheb ne Le sorelle Brontë - in cui confluiscono e si mescolano il café chantant, il melodramma italiano, il grand opéra francese, la zarzuela, il recitar cantando secentesco e, quindi, la rivista italiana. Chi meglio di Edoardo Bennato, che sta per completare l’allestimento del suo Spettacolo musicale Peter Pan the rock musica, poteva dare dei validi suggerimenti all’elaborazione dello spettacolo che poi andrà in scena a febbraio?
Maurizio Scaparro ha presentato invece stamattina al Teatro Piccolo Arsenale un frammento di ciò che sarà Polvere di Bagdad all’interno del laboratorio C’era una volta, che prende le mosse da un percorso a ritroso verso e radici della civiltà: dall’Asia Minore alla Sicilia, passando per il Maghreb e l’Andalusia. Scaparro vuole così evidenziare i successivi affinamenti di un comune linguaggio orale, leLe Mille e una notte che diventano Cunto de li cunti e Teatro Delle Ombre. (Tania Danieli)
EDIT: Also in Il Messaggero.

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Tuesday, November 17, 2009

Tuesday, November 17, 2009 12:03 am by M. in , , ,    No comments
Some Italian alerts:

1. At the Cineteatro Baretti (Torino), a new chance to see Bernard de Zougheb's Le Sorelle Brontë:
18 – 20 novembre 2009, ore 21.00
Le sorelle Brontë
di Bernard de Zogheb

Ricostruzione della partitura musicale di Andrea Chenna

Con Davide Livermore, Alfonso Antoniozzi
Perrine Madoeuf, Angela Nisi, Inna Savchenko, Maryse Pires da Silva, Oxana Mochenets, Anna Bessi, Mara Bezzi, Giulia Alberti, Gualtiero Ristori e con Angelo Conto e Diego Mingolla
Drammaturgia di Stefano Valanzuolo
Regia di Davide Livemore

Biennale di Venezia, Teatro Regionale Alessandrino, Moz-Art Box Portici, Associazione Baretti in collaborazione con la Fondazione del Teatro Stabile di Torino

Le Sorelle Bronte ha inaugurato la Biennale Teatro a Venezia nel Febbraio 2009.
E’ un’opera totalmente fuori dagli schemi, stimolante sotto il profilo letterario e gradevolissima in termini puramente musical teatrali, facile all’ascolto e densa di riferimenti colti.
Una sorta di helzapoppin in salsa mediterranea, un vaudeville del XXI secolo, a metà tra il musical, il varietà, l’opera lirica, in cui riecheggiano i fantasmi musicali e drammaturgici del recitar cantando, degli intermezzi buffi, dei cabaret berlinesi. Alfonso Antoniozzi e Davide Livermore ne sono i protagonisti, insieme ad un nutrito gruppo di artisti di talento.
2. A poetry reading in Rome includes some poetry by Charlotte and Emily Brontë:
Assaggi Poetici
November 19, 18:00 h
Sala Santa Rita

Inaugura il progetto La Poesia è di Casa ( a cura di Stefania Fabri e Maddalena Fallucchi), una vivace festa dedicata ai talenti noti e agli emergenti, di scena sino a marzo 2010 in tre spazi culturali della Capitale
L’evento inaugurale in programma il 19 novembre vede come interpreti dell’universo poetico Valeria Ciangottini e Gianni Garko.
Si autopresenterà la giovane poetessa Alice Clarini, introdotta da Monica Maggi L’accompagnamento musicale è a cura di Augusto Creni (chitarra) e di Marco Contessi (contrabbasso).
Immancabile un omaggio ad Alda Merini, recentemente scomparsa, e alla sua poesia “alacre come il fuoco”. (Marina Martorana in Il Corriere della Sera) (Google translation)
3. And a belated alert, from last November 9:
Incontrateatri 2009-2010,
Amicicompliciamanti
November 9, 20.45, al Piccolo Teatro Libero del Quartiere Sanpolino
Da una stanza all'altra

Viaggio nella letteratura femminile del '900 con Elisabetta Vergani e l'accompagnamento musicale al pianoforte di Filippo Fanò.
Nello spettacolo Elisabetta Vergani, che è stata in diverse occasioni ospite molto apprezzata di Amicicompliciamanti, racconta, con delicatezza e sentimento, l'esperienza di donne scrittrici, poetesse e intellettuali nel cammino compiuto verso la consapevolezza del proprio nome, del proprio ruolo nella società, del diritto a quella stanza tutta per sé di cui ha scritto Virginia Woolf; racconta l'esperienza di donne lacerate tra la vita quotidiana ed il loro sforzo di dare voce alla propria anima e corpo alla propria vocazione artistica. Insieme a lei risentiremo le parole di Marina Cvetaeva, Virginia Woolf, Milena Jesenska, Emily Dickinson, e Katherine Mansfield. Sono quasi tutte appartenenti al XX secolo, quello dell' emancipazione femminile, anche se tutte riconoscono un enorme tributo alle loro antenate dei secoli precedenti, dalle sorelle Bronte a Jane Austen, da Karoline von Gunderrode a George Elliot. (
F.D.L. in Brescia Oggi) (Google translation)
EDIT (15/01/2010): A video of this production can be found on YouTube, uploaded by FarnetoTeatro.

EDIT:
And a polish one. From the Teatrze Dramatycznym in Warsaw, a literary meeting:
Daleko od Wichrowych Wzgórz
Kuratorka: Agnieszka Drotkiewicz
2009-11-16 19.00

„Jesteśmy daleko od Wichrowych Wzgórz, delikatnie mówiąc. Forma powieściowa nie jest jeszcze gotowa, by opisać obojętność i nicość, trzeba by wymyślić bardziej bezbarwny sposób wyrazu, bardziej zwięzły i monotonny” – pisze Michel Houellebecq w Poszerzeniu pola walki. Czy rzeczywiście – w literaturze – jesteśmy daleko od Wichrowych Wzgórz? Czy jest coś, co pomimo zmian dekoracji pozostaje w literaturze niezmienne? Czy w dawnych książkach można szukać odpowiedzi na współczesne pytania? Czy warto się cofnąć, żeby zobaczyć obraz pełniejszy niż półka z napisem: „10 top nowości”?
Czytanie to awantura, mówi jedna z uczestniczek naszego projektu, Anna Marchewka, dlatego pozwalam sobie na takie pytania. Poszukiwać odpowiedzi, a także nowych pytań razem ze mną będą między innymi: Agnieszka Chrzczonowicz, Sylwia Chutnik, Anna Marchewka, Beata Stasińska, Kazimiera Szczuka, Bella Szwarcman-Czarnota, Agnieszka Wolny-Hamkało. Przyjmiemy rożne klucze: psychoanalityczny, społeczny, antropologiczny. Czytanie to awantura.

1. listopad 2009: Daleko od Wichrowych Wzgórz (Emily Brontë, Sarah Kane)
(More information) (Google translation)
And a Belgian one:
Midis de la Poésie
62ème Saison 2009-2010

November 17, 12:40 PM
Musée Royaux de Beaux-Arts

Brussels, Belgium

ÉCRITURE ET IMAGINAIRE CHEZ LES BRONTË

Par Dominique Jean, Editeur des sœurs Brontë à la Bibliothèque de La Pléiade

Avec Annette Brodkom

On cherchera à montrer comment, dès leurs premiers écrits jusqu’aux œuvres universellement reconnues, les sœurs Brontë mais aussi Branwwell Brontë ont aspiré à décrire ces objets du monde sensible faciles à nommer mais que la langue parvient difficilement à « peindre » : temps (météorologique), éclairages, lumière, ciels, espaces, etc. Le rapprochement d’extraits de textes de jeunesse — non destinés à la publication — et d’écrits plus conventionnels visera à faire apparaître les stratégies différentes adoptées par chacun des quatre auteurs pour évoquer sa perception du monde ou comment donner à voir avec des mots. (Google translation)
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Wednesday, September 09, 2009

Wednesday, September 09, 2009 4:03 pm by M. in , , , , , ,    No comments
Let's begin with some Brontë anniversaries:

The Brontë Parsonage Blog informs of another of the events that is scheduled for the 200th anniversary of Patrick Brontë's arrival in Dewsbury: A concert with Val Wiseman singing her jazz versions of Brontë poetry in Keeping the Flame Alive. And the Bridlington Free Press celebrates the 170th anniversary of author Charlotte Bronte's first trip to the Yorkshire Coast:
Charlotte visited the Yorkshire Coast on several occasions before her death in 1855, with her first 'holiday' in Bridlington, or Burlington as it was then called.
Sadly, just a decade later, in May 1849, her younger sister Anne died in Scarborough, and was buried in St Mary's churchyard. However, Charlotte's initial experience of the coast presented her with happier memories.
In September 1839, as the harvests were being gathered in the fields around her, Charlotte was in need of a holiday.
Her great friend, Ellen Nussey, whom she met in January 1831 at Roe Head School, Mirfield, recognised the need for a change of scene in her companion. During the first eight months of the year, Charlotte had experienced several life-changing events. In February she had her first proposal of marriage, from Ellen's brother, Henry. She turned him down, and put the experience into words in the shape of St John Rivers in Jane Eyre.
In April, Anne left home to become governess to the children of Joshua Ingham, of Blake Hall, Mirfield. A trying time for Anne, and for her sisters as well, she lasted with her employer until December 1839.
Also from April, Charlotte was employed as a governess with the Sidgwick family at Stonegappe, near Lothersdale, between Skipton and Colne. Charlotte did not have any 'natural' sympathies with the role of governess and she returned to Haworth in July. The following month, William Hodgson, her father Patrick's first curate, and then vicar of Colne, visited the parsonage for the day, accompanied by his own curate, David Pryce. Attracted to Charlotte, David soon wrote to her proposing marriage: Charlotte turned him down. Mr Pryce died the following year.
Not surprisingly, after all the emotional turmoil in Charlotte's life, a break from the routine was welcome. In September, after an earlier suggestion by their mutual friend Mary Taylor, Ellen arranged a trip to Bridlington. Charlotte's father Patrick and Aunt Branwell (who cared for the Bronte siblings after the death of their mother, Maria, in September 1821) were not keen on the two ladies travelling unaccompanied.
Therefore, accommodation arrangements were made by Ellen's brother Henry, who had been curate at Burton Agnes, near Bridlington. He still had connections in the area, and made plans for Charlotte and Ellen to stay at a farmhouse outside Bridlington, away from the quayside. This 'unacceptable' area was where they would have preferred to stay, but it was an area deemed unsuitable for respectable ladies to take lodgings.
Charlotte and Ellen set off for Leeds, by horse-drawn carriage, and from Leeds they took their first train ride to Selby.
As railway tracks had not been laid further than Selby, the companions travelled by coach to York and then on to the Wolds town of Driffield. (Tim Beagles)
Margaret Drabble chooses her favourite literary landscapes for The Guardian:
Haworth
I tend to prefer outdoor landscapes to writers' houses, but make an exception for the Brontë Parsonage at Haworth, a house in which life was experienced with extraordinary intensity. This place and its churchyard and its surrounding moorland are numinous.
Incidentally, Michelle Styles posts about her visit to Haworth on her blog.

Also in The Guardian we find a back-to-school literary quiz with a Jane Eyre question:
4. “The play-hour in the evening I thought the pleasantest fraction of the day at Lowood: the bit of bread, the draught of ______ swallowed at five o’clock had revived vitality, if it had not satisfied hunger: the long restraint of the day was slackened; the schoolroom felt warmer than in the morning—its fires being allowed to burn a little more brightly, to supply, in some measure, the place of candles, not yet introduced: the ruddy gloaming, the licensed uproar, the confusion of many voices gave one a welcome sense of liberty.” The young Jane Eyre finds a moment of peace in her early days at her new school. But what is the reviving liquor concerned?

Possible answers: 1. Brandy 2. Milk 3. Tea 4. Coffee
If you can't think of an answer, we can tell you.

The Province describes the film Black Field which will be present at the Vancouver International Film Festival:
New to the festival audience this year are director Danishka Esterhazy with the Brontë-esque prairie romance Black Field, director Dilip Mehta with Cooking With Stella, a culture-clash comedy starring Lisa Ray and Don McKellar, and Quebec’s Xavier Dolan, whose I Killed My Mother was a Cannes hit this year. (Glen Schaefer)
Designer Christopher Keane's relationship with his sister is explained in a Brontë way in The Times:
Although his sister never wanted her name on the label, “it is,” he says, “like a joint product. I’ll come up with the drawings and we work on the toiles. We sort of design together until we get a little shudder”. It’s all a bit Cathy and Heathcliff, but this is not news to him. “It can be excluding and in the past some of our partners couldn’t cope. I’d have to explain, of course that ‘I love her more than I love you, she’s my sister’. It is a bit addictive, but we just really enjoy each other’s company.” (Lisa Armstrong)
Also in The Times, Erica Wagner has an explanation for the popularity of historical novels:
As to why historical novels are so popular with authors, the answer is surely the same, though I could venture another, only somewhat facetious, possibility. It is much, much easier to construct a plot if your characters are unable to call each other on their mobile phones. If Cathy had been able to ring Heathcliff and tell him that she never meant to sound that mean would we have had Wuthering Heights? I rest my case.
Maureen Corrigan (well-known Brontëite) reviews Lorrie Moore's A Gate at the Stairs for NPR:
If you're one of those paranoid readers who believes that every detail means something — and in a Lorrie Moore story you can never be too paranoid — you might catch on to the fact before I did that the A Gate at the Stairs surrealistically layers the essential Jane Eyre elements of a hyper-observant nanny (a "governess," if you will), a key character of mixed race, a dread secret and a remote cad of an employer named "Edward."
It's alone worth reading this novel just to see how Moore, on her last page, raucously upends the famous closing lines of Jane Eyre, "Reader, I married him." But the overarching reason to read Moore is to surrender yourself to how perceptively she reads the world. Sometimes her language makes you laugh, because you're taken by surprise by how "on target" it is, like when Tassie describes her middle-aged mother's thickening face as being framed in "a cameo of meat."
The Independent Florida Alligator doesn't at all like Stephenie Meyer's Twilight saga:
Granted, entertainment doesn't always have to have a moral. But let's stop treating "Twilight" like it's the next "Harry Potter" or, even worse, "Wuthering Heights." (Hilary Lehman)
Some local Haworth news. The Telegraph & Argus announces the Haworth Arts Festival programme (September 10-13) and there's also an article on anti-social behaviour in Haworth and Oakworth. Literair Nederland reminds us of the upcoming performances (next October) of Woeste hoogten (Wuthering Heights) in the Netherlands. Cartas de la Historia (in Spanish) mentions the famous exchange of letters between Charlotte Brontë and Robert Southey and Amy Reviews... talks about Wide Sargasso Sea.

EDIT: An alert for tomorrow, September 10 in Portici, Italy. A new chance to see Davide Livermore's setting of Bernard de Zogheb's Le Sorelle Brontë. At the Porticiartbox 2009:
Le Sorelle Brontë
Libretto Bernard de Zogheb - maestro concertatore Andrea Chenna
Drammaturgia Stefano Valanzuolo – regia Davide Livermore
ore 20,30 Palazzo Reale di Portici - Esedra
Ingresso 5 euro
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